Judo

Fabio QuartieriMaestro Judo

Judo, la via della non-resistenza

Judo è un termine giapponese che si scompone in ju e do. Ju significa “flessibilità, dolcezza, non-resistenza”, mentre do si traduce con “cammino, via”: il Judo è dunque “la via della non-resistenza” o “la via della flessibilità”, il cammino che conduce a una vita equilibrata utilizzando un metodo di educazione fisica e mentale basato su una disciplina di combattimento a mani nude.

La non-resistenza è il principio fondamentale del Judo: in quest’arte marziale, infatti, si deve cedere alla forza avversa per squilibrarla, controllarla e vincerla con uno sforzo minimo. Il Judo moderno, così come è praticato in tutto il mondo, nacque nel 1882, anche se le sue origini si perdono nella notte dei tempi: esso deriva, infatti, dal Jujitsu (“tecnica della flessibilità”), un’arte guerriera in voga nel XVI secolo, in pieno feudalesimo nipponico. Il Jujitsu, a sua volta, esisteva, almeno in parte, già nel 660 prima della nostra era. Il Judo fu fondato (o meglio codificato) dal giapponese Jigoro Kano, che, dal 1882 alla morte, lo insegnò in un dojo (dojo significa “palestra”) detto Kodokan, ossia “Scuola per lo studio della via”. Jigoro Kano prese a prestito quello che di meglio c’era nelle arti marziali, selezionando poche tecniche che potevano essere praticate da tutti e che meglio si adattavano al principio della non-resistenza. Ebbe la fortuna, visto che era medico e figlio di un diplomatico, di poter dare un taglio scientifico al Judo e di avere i contatti giusti per farlo accettare dai governanti nipponici come materia d’insegnamento nelle scuole.

Tra la fine del secolo scorso e l’inizio del ventesimo, Jigoro Kano viaggiò in tutto il mondo per diffondere la “sua” arte marziale, che fu accolta con entusiasmo anche nel mondo occidentale. Quando morì (nel 1938) i judoka erano ben 120.000 e, nel 1964, in occasione dei Giochi Olimpici di Tokio, fu deciso l’ingresso del Judo nel pantheon delle discipline sportive universali.

La pratica del Judo, così come quella di tutte le altre arti marziali, non è controindicata per motivi di età o di sesso, anzi molti medici concordano nel ritenerla una delle discipline più complete e meno rischiose (e, infatti, statistiche alla mano, il numero degli infortuni nel Judo, come nel Karate, nel Wushu e nell’Aikido, è percentualmente più basso di quello rilevato in sport quali il calcio, la pallavolo, la pallacanestro e il tennis).

Fabio

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